In sì mirabil notte a mezzo il verno
d'angelici concenti il ciel sereno
sonare udissi, e d'alto affetto or pieno
par ch'io gli ascolti col mio senso interno;
e 'l celeste Figliuol del Padre eterno
si degnò diventar figlio terreno
di mortal Madre; e del suo nobil seno
nacque in vil loco, e pur non l'ebbe a scherno.
E questa notte Cristo anco rinasce
fra l'umiltà: chi gli apparecchia albergo
degno di lui che portò pace al mondo?
Gliel dia l'anima mia, ch'a lui sol tergo
fra questo e quel desir che 'n lei si pasce,
e presepio gli sia, ma puro e mondo.