Innocente non già, ché sotto il cielo
non ha vera innocenza il falso mondo,
ma de le colpe mie gravoso e immondo,
e tutto pien d'ardore e pien di gelo,
a Signor m'appresento, a cui non celo
la stanca e debil forza e 'l grave pondo,
onde caggio sovente e quasi affondo,
e parte avvampo di più giusto zelo.
Tu con la dotta lingua il reo difendi,
e se non puoi mostrar mia piaga, il sangue
suo medesmo mostrando e 'l fianco aperto,
e 'l Re, che pende in dura croce esangue,
a la sua gloria ed al mio scampo intendi,
perché la sua pietate è nostro merto.