Diva, a cui sacro è questo ostello e questa
magion ch'a gli egri dà sì pio ricetto,
odi i miei preghi e mira il puro affetto,
ed al mio scampo vien pietosa e presta;
e fra la guerra interna e la tempesta
de' miei torbidi sensi a l'egro petto
porta nel tuo dì sacro, in cui l'aspetto,
lieta tranquillitate e pace onesta.
Portala, ché puoi farlo, onde il mio zelo
in te raccenda, a te rischiari il canto,
e i miei pensieri a te purghi e gl'inchiostri:
a te, di cui nipote è 'l Re del cielo,
figlia la Madre sua, ch'egli cotanto
volle esaltar ne gli stellanti chiostri.