Daniel mio, ch'al tuo Signore offristi
l'anima tua, ch'a te da lui se 'n venne,
e 'l libero voler, che prima dienne
per sommo dono, e tutto al suo l'unisti;
far di serve ricchezze indegni acquisti,
o d'onor, per cui scorno altri sostenne,
o di fama, che vien da colte penne,
già tu non brami, né però t'attristi.
Ma questa povertà tesori eterni,
e divin pregio questo uman disprezzo,
e gloria in cielo il non curarla in terra,
omai ti merca; or me, che sono avvezzo
a le false sue lodi, a' veri scherni,
deh! teco cela al mondo e teco serra.