Carlo, che pasci in sì felice mensa
di dolce ambrosia le divote menti,
il cibo che nel ciel può far contenti
gli spirti gloriosi, a me dispensa.
E 'l digiuno mio cor che brama e pensa
al mio tardo pentire, a' dì correnti,
vie più che strali o fulmini o torrenti
riempi, e sazia la mia fame immensa.
Nudri quest'alma sì pensosa ed egra,
la qual sospira; e mentre ferve e langue,
in Dio tu la ristora e riconforta,
Talch'ella adori in questo corpo integra
la divina sostanza e 'n questo sangue
maraviglioso, onde la Morte è morta.