Sì come a vento rapido e sonante
aura vaga restar tacita suole,
riman tra i gigli oppressa e le viole
la roca voce mia per duol tremante.
Tremano a l'aspro suon le verdi piante,
s'avvien ch'a gli altri affanni il core invole,
com'io solea fra selve ombrose e sole,
e taccio e 'mpetro quale il vecchio Atlante;
e forse il nome oscuro e le mie rime
vedrò neglette, e rimaner ascoso
o d'Aracne sembrarvi il mio lavoro.
Felice voi che mente e stil sublime
e voglie avete, e ch'io lontano onoro,
e vicino inchinar son più bramoso.