Chi può temprar, Consalvo, il gran disdegno,
che per alta cagion si move e desta,
e tranquillar il verno e la tempesta
de' miei pensieri e de l'affetto indegno,
se tu non sei? Teco a dolermi io vegno;
e se doglia per doglia è più molesta,
come sì cara e dilettosa è questa,
che d'antico dolor porto e sostegno?
Chi m'addolcisce del mio pianto amaro
le fonti, e l'aspro duol che l'alma ingombra,
se non se i tuoi soavi e chiari accenti?
Così piangendo e sospirando imparo
che la vita sparisce a guisa d'ombra,
e dolce è la pietà d'altrui lamenti.