Signore, a la cui dotta e nobil chioma
Apollo tesse il suo più verde lauro,
omai porta Pegaso a l'Indo, al Mauro
il vostro nome e sdegna antica soma.
Darvi intanto desia l'Italia e Roma
scettro e corona pur di lucido auro,
come a chi lei di pompa e di tesauro
rende più lieta, e vince i regni e doma.
Perché, vostra mercé, nel seno accoglie
altre ricchezze che le gemme e gli ostri,
spogliata Grecia e sue lingue più belle.
Ma voi curate men trionfi e spoglie,
degno che si coroni a' merti vostri
il zio di gemme in terra, e 'n ciel di stelle.