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1544–1595

160

Torquato Tasso

Poi che non spira al mio soave foco, Amor, come solea, placida l'aura, chi temprerà quest'amorosa fiamma? Qual troverò solinga e chiara fonte

cinta di lauri o quale ombroso rivo, mentre io mi sfaccio a sì lucenti raggi? Ahi! soavi ben furo e dolci i raggi ch'acceser già ne l'alma il dolce foco,

struggendo il gelo interno in caldo rivo e movendo i sospiri a guisa d'aura, mentre d'ogni pietà la viva fonte diè qualche refrigerio a tanta fiamma.

D'Etna somiglia pur l'accesa fiamma o di Fetonte traviato i raggi, quando s'ascose ne l'occulto fonte il Nilo per fuggir l'ardente foco,

né da l'Istro o dal Reno o vento od aura soffiar potea non che da secco rivo. Che giova, oimè, versar nel seno un rivo, se cresce al suo stillar la crudel fiamma

e de' lamenti miei s'accende a l'aura? Se non manca omai l'esca a questi raggi, io fontana sarò di vivo foco, né mi varrà ch'io mi converta in fonte.

Perché la dolce mia tranquilla fonte più non mi scampi o fiume algente o rivo, fuggirò il foco in mezzo al novo foco, e le mie fiamme struggerà la fiamma

che nacque in me da gli amorosi raggi, mentre io gioiva il seno aprendo a l'aura. O lauri, o palme, ove giacendo a l'aura per dolcezza languiva; o bella fonte,

in cui già vidi tremolare i raggi; o solitaria chiostra, o vago rivo, s'io trovo ancor quella mia cara fiamma tra i fiori e l'erbe ov'è sparito il foco!

O s'estingua il mio foco o spiri l'aura, o s'adombrino i raggi o cresca il rivo, e se scalda la fiamma instilli il fonte.

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