Carlo, il vostro leon, c'ha nero il vello,
non erra in selva, e 'n arenose sponde
non giace o 'n sue spelunche ime e profonde,
ove cadde il gigante al ciel rubello,
ove d'Alcide il successor novello
tinse di sangue ostil l'arene e l'onde;
né men tra' fiori e l'erbe altrui s'asconde,
pur come soglia empio serpente e fello.
Ma tra purpurei gigli ove già scelse
felice albergo, al ciel s'innalza e scopre,
tal s'erge ancora il generoso core.
E de' suoi propri duci i passi e l'opre
antiche ei segue, al glorioso onore
sempre aspirando ed a l'imprese eccelse.