De le mie lodi il seme invano sparsi
sovente, e d'Ippocrene il chiaro fonte,
quasi in arena inculta o 'n aspro monte,
onde piansi le rime e i passi sparsi:
tanto mi furo i fati avari e scarsi,
e men le voci del voler mio pronte;
alfin andai con vergognosa fronte,
se degna ella non fu di lauro ornarsi.
Or ch'a l'opra mi toglie altro lavoro,
il bel vostro terren, ch'io non inondo, le
largo è per breve stilla a giuste voglie;
o d'illustre virtù campo fecondo,
in cui non pur si miete argento ed oro,
ma gloria vi si sparge e gloria accoglie.