Te non rota Fortuna or alto, or basso,
Statilio, che virtù nulla deprime,
e per te stesso è 'l tuo valor sublime,
di cui pensando il mondo addietro io lasso.
Ma s'io caggio talvolta, e frale e lasso
sotto il gran peso de l'amate rime,
tentando Olimpo o le più altere cime
di Parnaso, te chiamo al dubbio passo.
Tu mi soccorri: a tua pietà t'inchina
quel che non può fortuna o suo disegno;
e tu m'alleggia il faticoso pondo.
Oh grazia di virtù quasi divina
sovra le stelle alzarsi e sovra il mondo,
indi piegarsi a l'altrui caso indegno!