Fra 'l tuo splendore e la mia stanca mente
la mia avversa fortuna è in guisa d'ombra
o di nebbia compressa, allorch'adombra
l'orto e l'occaso a la stagione algente.
Ma tu di vero onor chiaro e lucente,
in me spiega i tuoi raggi, e lei disgombra,
e di nuove speranze il core ingombra,
che de l'antiche omai si lagna e pente.
Sì dirò poi, là 've metalli e marmi
son sacri in Vaticano o 'n riva al Tebro,
signor, come sei grave e largo e saggio;
come virtù, schifando a' buoni oltraggio,
non è men degna che l'imprese e l'armi
de' magnanimi eroi, ch'orno e celebro.