Qui dove l'Arno alma città diparte,
de la tua cortesia pronto messaggio
consola di Fortuna il grave oltraggio,
signor mio caro, in sì lontana parte.
E se, dove cadea d'orrido Marte
l'altero simulacro, anch'io non caggio,
spero inalzar, non come in quercia o 'n faggio,
spoglie ostili e trofei, ma in vive carte.
E quel nome onorato, onde tu vinci
l'oblio di Lete e gli anni avari e i lustri,
con quel de gli avi conto a l'Indo, al Mauro;
e quasi in terren colto il verde lauro
spiegherà l'alta stirpe, e quindi e quinci
titoli, nomi, imprese e fatti illustri.