Io, che vinsi le fere, ancisi i mostri
posi le mete al mar, le mete al mondo,
con Atlante sostenni il grave pondo,
e congiunsi gli affanni e i pregi nostri,
nuda alma ascesi a gli stellanti chiostri;
ma 'l simulacro mio d'orror profondo
voi qui m'alzaste a lo splendor giocondo;
acque a voi spargo, a me versate inchiostri
ed a questo di Cosmo invitto figlio,
perché di sue vittorie e mie fatiche
egli abbia gloria eterna, ambo quiete.
Sian questi fonti a me Castalia e Lete
purché di funi invece or Muse amiche
e Febo io veggia in lieto e caro esiglio.