De la città, per cui natura e 'l cielo
raccolse quanto ha in sé diviso il mondo
di bel e di gentil, nel core ascondo
la trionfale imago; e tolto il velo,
Orazio, al fin vedrai di quanto io celo
non d'Adria il sen turbato o 'l sen profondo,
dov'Encelado scote il grave pondo,
ma la fervida arena e 'l mar di gelo;
e lauri e palme più di pini e d'olmi,
ed aquile e colonne e spoglie d'auro,
e simulacri ancor di regi vinti;
e le piaggie e 'l bel monte e i lidi colmi
d'arme e di prede; e seguir l'Indo e 'l Mauro
il nostro re co' regi d'Asia avvinti.