Io mi sedea tutto soletto un giorno sotto gli ombrosi crini di palme, abeti e pini, e così ascoso udia
Lauretta insieme e Lia nel solitario orrore. Due vaghe ninfe appresso un chiaro fonte tra l'erbe fresche e i lucidi ruscelli,
ambo a cantare ed a risponder pronte, come di primavera i vaghi augelli: ambe vidi con lunghi aurei capelli, ambe soavi il riso,
bianche e vermiglie il viso, ambe nude le braccia; né so qual più mi piaccia, ché par ciascuna un fiore.
L'una diceva a l'altra: "Amor possente è più di fera in selva e più del foco, più che nel verno rapido torrente. Amor si prende il mio languire in gioco,
ond'io cerco temprarlo a poco a poco ch'arder già non vorrei con tutti i pensier miei, ma sol scaldarmi alquanto;
né tempra amaro pianto il mio sì lungo ardore". E l'altra gli rispose: "Amor soave è più ch'aura non suol di fronda in fronda,
quando non spinge al porto armata nave, ma sol fa tremolare i giunchi e l'onda; è via più dolce d'ogni umor ch'asconda o stilli o foglia o canna,
più di miei, più di manna; e sol di lui mi doglio ch'arde men ch'io non voglio in poca fiamma il core".
E poi diceano insieme: "O sia col freno, o sia con legge o senza, amor felice sol può far donna che l'accoglia in seno, e s'ella il fa palese e se no 'l dice.
E sì come ogni fior di sua radice, e di fontana il rio, di bellezza il desio, la dolcissima voglia
sì deriva e germoglia: dunque viva l'amore!"
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