Signor, pensando a le memorie antiche
che 'l tempo rende oscure, in te discerno,
quasi raggio di sol che sgombri il verno,
splendor che scaccia l'ombre al ver nemiche.
Né chi la fama avrebbe e le fatiche
del pio Troian che scese al cieco Averno,
più debbe de' nepoti al nome eterno
ch'a quel de gli avi tuoi le Muse amiche.
O ricco d'avi e di tua gloria e d'auro,
onde più d'altri abbondi e più t'illustri,
or del numero il danno adegua un figlio
con la virtù, con lo sperar de' lustri;
ma chi loda il valor alto e 'l consiglio,
luce di prisca fama ampia e restauro?