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1544–1595

1457

Torquato Tasso

S'era fermo Imeneo tra l'erto monte e 'l mare, in cui sovente Austro risuona, là 've cigne e incorona Napoli d'alte mura antica fronte:

Napoli, che di gloria e d'or corona impone a tanti duci, quante serene luci non ha la Notte allorché 'l velo spiega;

qui con Amor, ch'avvolge i cori e lega l'anime peregrine, facea ghirlande al crine, ed allori giungendo insieme e palme

ei tessea i nodi preziosi a l'alme. Ne l'aureo albergo, in cui la stirpe antica e di Capi e di Troia ancor si vanta, e qual traslata pianta

adombra ove quel mar la terra implica, or de le Muse a prova i versi canta, or de le Parche il coro, l'uno e l'altro canoro;

e dove tace l'un, l'altro risponde, ed alternan le note i monti e l'onde: l'un le passate cose ancor più gloriose,

e l'altro rende le future illustri, a cui fan quasi velo e gli anni e i lustri. Dice il primier: "Da que' felici campi, dove per merto sono in pace accolte

l'alme dal vel disciolte, la cui gloria qual fiamma avvien ch'avvampe, siate voi, prego, al nostro suon rivolte: voi che varcaste i mari

fuggendo i tetti avari; voi che spargeste per la patria il sangue; voi che feste il nimico in terra esangue; voi che salvaste i regi

guerrier, voi duci egregi; e voi con sacro manto e lunghe chiome, ch'oggi s'eterna il sangue vostro e 'l nome". "Nasca" dice il secondo "al novo erede

di gloria, di valor, d'alto consiglio l'un dopo l'altro figlio, che prenda esempio da l'antica fede, ivi più forte ov'è maggior periglio;

nasca a gli scettri, a l'armi, tra l'ostro e i bianchi marmi; nasca a regger le schiere armate in guerra, a possedere in pace amica terra;

e ne' rami si scorga come virtù risorga: l'arbore in vece pur di fiori e foglie, d'alti trofei s'adorni e d'auree spoglie."

Poscia d'ambo s'udia quasi un concento più ch'altro fosse mai sonoro e dolce, ch'altrui lusinga e molce, e queta il mar sonoro e queta il vento;

arride il Re del ciel che 'l mondo folce, ed ogni nube oscura di nimica ventura si sgombra al cenno, e 'l sol più chiaro intorno

par che luce raddoppi al novo giorno; la Notte in vel più vago spiega ogni eterna imago, né d'avversa fortuna alcun si lagna,

mentre è lieta e felice Italia e Spagna. Anzi quel mare e questo e gemme ed oro lor porta, e bianche perle e lucidi ostri, perché s'adorni e mostri

d'infinite ricchezze un bel lavoro; e gli eroi d'occidente e i duci nostri par che splendano a prova in vista altera e nova

per onorar la bella e nobil coppia, ch'ambe l'Esperie in un sol nodo accoppia. Pace ha intanto e riposo la terra e 'l mar ondoso;

e 'l collo a sciolto bue si fa più molle e non impiaga aratro o campo o colle. La Fama i detti sparge sin là 've per Teseo pianse Arianna;

e nova fede antico error condanna.

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