Signor, la tua virtù ch'io tanto onoro
quanto fosse di Paolo o di Marcello
o d'altro che, già vinto empio rubello,
ornasse il crin di trionfale alloro,
splender fra noi dovria d'altro lavoro
che di serica pompa o d'aureo vello,
come in sereno ciel, quando è più bello,
luce imago talor di stella e d'oro.
Ma se mai rime io per tua gloria ordisco
o del tuo merto o pur de gli avi egregi,
che son ampia materia al sermon prisco,
son povero testor del nome vostro,
e dico: "Eterna fama ha solo i fregi,
da cui perdon le gemme e l'auro e l'ostro".