Skip to content
1544–1595

1446

Torquato Tasso

De le più fresche rose omai la chioma lieto, Imeneo, circonda pria che tramonti il fortunato giorno, e n'incorona i sette colli; e Roma,

ancor d'eroi feconda, rose produca a le sue torri intorno; di rose il Tebro oltre l'usato adorno le sue rive dimostri,

né siano in maggior pregio il lauro e gli ostri, benché, vinto il nemico, di lor s'ornasse in quel buon tempo antico o famoso Africano o grande Augusto,

ché nova gloria agguaglia onor vetusto. Se la fronde, Imeneo, ch'io tanto onoro, ti piacque al crine avvolta perché fu di valore antica insegna,

or cangia ne la rosa il verde alloro, ch'in queste piagge è colta, e più nova virtù dimostra e segna, talch'ogni fior per lei si sprezza e sdegna

da la bella Ciprigna, e di più nobil sangue ancor sanguigna la stima il fero Marte, che dispiegolla in più sublime parte:

talché degna la rosa è d'altri carmi fra balli e feste e più fra schiere ed armi. Vieni dunque, Imeneo, cinto di rose, co la novella Aurora,

che s'adorna di rose il crine e 'l grembo; e co l'aure più lievi e rugiadose, che, mentre ella s'infiora, spargono intorno pur di rose un nembo.

Vedi fiorir sino al ceruleo lembo de l'ondoso Tirreno, che perle e gemme pur ti porta in seno. Ma nel viso di Flavia in mezzo 'l gelo

son più belle che 'n cielo; e perde l'Alba se con lei contende: vieni, vieni, Imeneo, che 'l sol discende. Vieni, vieni, Imeneo, ch'omai scintilla

Espero e 'l ciel s'imbruna; ma Flavia più serena a noi riluce, e con sembianza placida e tranquilla vince la bianca luna,

e vincerebbe la purpurea luce. Vien, che t'aspetta il valoroso duce, che le luci divine pur di Flavia sospira e 'l biondo crine,

ed a que' dolci sguardi già par tutto di foco; e tu ritardi: porta i diletti omai, le noie sgombra, scuoti la face d'oro e scaccia l'ombra.

Vieni, che senza te perpetuo in terra non è scettro o corona, né stabil regno o signoria costante. Vien per antica stirpe, illustre in guerra,

la cui fama risuona oltre l'ultimo Battro e 'l mauro Atlante. Per te già figli attende il casto amante: tu de gli avi la gloria

stendi a' nipoti e l'immortal memoria. Tu le cose mortali fai quasi eterne, a le celesti eguali; scuoti la face d'oro, e quasi stelle

siano intorno a la tua l'altre facelle. Ecco Imeneo, vedi la fiamma e 'l lampo, Roma, e 'n fiorita vista la notte e 'l ciel, cui nulla nube attrista;

e quasi mansueti in lui rimira l'Orse e 'l Leon, che più lucente or gira.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
1446 · Torquato Tasso · Poetry Cove