Signor, la cui fortuna alzò cotanto
già seco in gloriosa e nobil sede,
ch'ogni altezza di sé più bassa or vede
e l'orgoglio inchinar sue pompe e 'l vanto;
non la virtù, ch'al tuo purpureo manto
d'or la corona aggiunse, a lei succede,
ch'ella s'avanza e poggia, e sola eccede
quanto fremendo il mar circonda, e quanto
l'Alpe rinchiude e l'Apennin comparte;
e dal ciel vola al più sereno tempio
e prepara là sù corone e seggi.
Deh! splenda e spiri or da sublime parte
lume e spirto a l'oscure e mute leggi,
a me vita, a voi gloria, al mondo esempio.