"Questa mia di cipressi e di ginebro
squallida chioma io tronco, e qui l'appendo,"
disse Roma nel lutto "anzi l'accendo
con mille faci, e 'l mio dolor celebro.
Qui d'Argo e di Peneo, di Sorga e d'Ebro
lagrime accoglio, e poi le spargo e rendo;
qui mentre co 'l suo spirto al cielo ascendo,
verso mille urne del mio pianto in Tebro.
Qui tomba le ruine, e l'aure e i venti
son miei sospiri, onde risuona e giunge
la doglia mia sin da l'occaso a l'orto.
Morto il gran Pane, il gran Farnese è morto:
piangete, Italia, Europa, e voi più lunge,
odel nome di Cristo amiche genti."