A lui che quasi Atlante il ciel sostene,
l'un stil si converrebbe e l'altro misto,
qual io già stanco ed egro non acquisto
perché invidie talor Roma ed Atene"
Io che le stelle in cielo e 'n mar l'arene
contar potea, tardi del vero avvisto,
sono di misurar doglioso e tristo,
Oddo, mie rime e mie non degne pene.
E muto passerei l'Alpe ed Ardenna
per non turbar la sua benigna mente,
non sol dove un bel rio nasce in Gebenna.
Tu le sue lodi al lucido oriente
mandi là dove mai non giunse antenna,
e mie preghiere a lui s'egli il consente.