Giovinetto io cantava Amore e Marte,
mia doppia fiamma: or il mio fallo intendo;
ed umil calle sdegno e 'n alto intendo,
e la miglior natura io seguo e l'arte.
Tu, se del foco mio t'accendi in parte,
ivi t'illustra ove l'esempio io prendo;
e vedrai che que' raggi onde risplendo,
fonte d'eterna luce a noi comparte.
E col veloce ingegno il lento duce
precorri al cielo; e l'ombre, in cui m'aspergo
trapassa, or che a te Febo amico arride.
E per la via ch'a l'oriente adduce,
là ti polisci ove m'affino e tergo,
scevro da lui ch'i bassi nomi ancide.