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1544–1595

14

Torquato Tasso

Donne cortesi e belle Che con luce amorosa Gli occhi appagate et accendete i cori Quasi lucide stelle,

Da questa notte ombrosa Sgombrate voi le tenebre e gli horrori. Sono a' celesti errori Vostri balli sembianti:

E quando con sorriso Viso volgete a viso, Tai son gli aspetti de le stelle erranti, E virtù da voi piove

Qual sovra noi Marte l'infonde e Giove. A voi gli eterni lumi Han concesso il governo De l'alme humane e l'amoroso impero.

Voi criate i costumi E voi nel petto interno Cangiate ad hora ad hor voglia e pensiero: S'io languisco e se pero,

S'altri gioisce e gode, A voi s'ascriva, a voi Rechi gli affetti suoi Ciascun amante, e vi dia biasmo o lode;

Ché, s'altri cangia stato, Gira co' giri de' vostri occhi il fato. Voi, lontane dal sole, Da lui la luce havete,

Et ei col suo splendor non vi nasconde, Ma le vostre carole, Dolci, amorose e liete, Tempra il suo moto, e 'l vostro al suo risponde.

Care luci gioconde, Quale è stella nel cielo Che spiegasse giamai Sì puri e vaghi rai?

Ma se nube o se nebbia a lor fa velo, Cela nebbia e vapore D'ira e di sdegno il vostro almo splendore. O se sempre tranquille

Fosser le luci vaghe, Qual indi attenderei vita felice. Ma che? Ne le faville Spirto d'Amor che vaghe

Parria farfalla e non parria fenice, Perché solo al sol lice Destar foco vitale, Ove con breve pena

L'alma morendo a pena, Rinasce e rinovella i membri e l'ale. Ma s'al sol non v'uguaglia Questo mio rozzo stil, nulla ve n' caglia.

Ché, s'egli è senza pari, Agli amanti è molesto E i dolci furti lor scopre e rivela. Gli altri lumi men chiari

Son più cortesi in questo, Sì ch'amante di lor non si querela. Guida lor luce (e cela, Quando con l'ombre è mista)

À diletti furtivi I vergognosi e schivi, A cui forse del sol spiace la vista. Questa lode m'insegna

Darvi Amor, ch'in voi scherza e ch'in me regna. Ma pur de l'altre è l'una Via più chiara e lucente, Sì che la stella de l'Amor somiglia,

Che quando il ciel s'imbruna Risplende in occidente, Poi sorge inanzi l'alba aurea e vermiglia, E da le liete ciglia

Dolci rugiade versa, Ond'i fioretti e l'herbe Si fan vaghe e superbe E par la terra di diamanti aspersa.

A te le luci mie Volgo, o stella che chiudi et apri il die. L'altre ben lodo e miro, Ma te canto e vagheggio,

Te che degli occhi e del pensier sei segno: Co 'l tuo lume mi giro, E sol per gratia chieggio Vederti homai senz'ira e senza sdegno.

Tu fecondar l'ingegno Puoi co 'l soave raggio E rinfrescar l'arsura Con la rugiada pura,

Sì c'habbia frutti e fior l'aprile e 'l maggio, Onde poscia n'adorni Gli altari tuoi ne' festi alteri giorni. Vattene, canzonetta, e fra le cinque

Rimira la più bella. A lei t'inchina reverente ancella.

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