Io parto, e questa grave e 'nferma parte
porto dolente ove più vuol Fortuna,
or che 'l mio giorno a l'occidente imbruna
e per non ritornar se 'n fugge e parte.
Ma tu, che ne la mente ove comparte
sua luce il cielo e le sue grazie aduna,
siedi tal che non ha ragione alcuna
in lei che n'allontana e ne diparte,
in ogni stato mio felice o mesto
mi sarai scritto ove s'imprime e serba
la memoria immortal d'eterni onori.
Pria neve e ghiaccio a la stagion de' fiori
verranno o ne la bruma i gigli e l'erba,
che muti voglia il colpo agro e funesto.