De' vostri onori a le mie stanche rime
è troppo grave, Scipio, il nobil pondo,
ma se 'l lor volo esser non può sublime,
cerchi da sé la vostra fama il mondo.
Quell'invitta virtù, cui nulla opprime,
non paventa di Lete oblio profondo,
e par che nulla il primo o poco estime,
tanto è sicura dal morir secondo.
Non è degno di voi l'alto Parnaso,
né curate di lauro ornar le chiome
mentre sorvola il ciel l'ardente spirto.
Qual vaghezza di lauro o qual di mirto?
Pur voi 'l coglieste, e l'ali al vostro nome
spiegaste voi ne l'orto e ne l'occaso.