La mia instabil fortuna in queste sponde
pur serba il suo costume, e i nostri accenti
non mi ferman costei, che al volo i venti
ed al mio navigar turbate ha l'onde.
Né 'l canto a l'arte, od al desio risponde
l'effetto, o pietà vera a' miei lamenti,
per ch'io sparga talor sospiri ardenti,
e segua chi mi fugge e mi s'asconde.
Come temprar mai dunque il duol che v'ange
io cantando potrò, cigno sublime,
od egro in voi sanar l'interna piaga?
Ah! cessi chi lusinga e parte opprime,
o fuggite da lei, sia diva o maga,
a l'Istro, a l'Ebro, al Nilo, a l'Indo, al Gange.