O dotto fabro del parlar materno,
che l'innalzate in sì leggiadre rime
onde lunge risona, e più sublime
i pensier vili e bassi ha tutti a scherno,
gir volando il mio nome in lui discerno
sovra Parnaso e le famose cime
del grande Olimpo, e nulla omai l'opprime,
tal che quasi divien per fama eterno.
Non fé con greche o con romane penne
volo maggior, né rimbombò più chiaro
in carme dal buon Tosco adorno e colto;
ma se pur tanta lode a me convenne,
non siate voi de l'altre grazie avaro,
acciò che vostro i' sia legato o sciolto.