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1544–1595

1368

Torquato Tasso

Quai figure, quali ombre antiche o segni, quali imagini vide ardenti e belle il Gentile o l'Ebreo tra fiamme e lampi? Quai promesse celesti a' lieti regni

fatte son ne' cerulei e larghi campi? O voi, che rimirate in ciel le stelle e predicete i nembi e le procelle, come questi ch'io veggio

compartir tante grazie? e grazie io chieggio d'antico error: di vecchio mal novelle sul Mincio ov'ora i' seggio. Ora che si rifà di spirto e d'acque

il fanciul, che soggetto a morte nacque nel suo terreno stato; e, com'io scerno, già rinasce immortale al regno eterno. A l'alta luce, che rischiara e splende,

infermo è l'occhio umano e frale il guardo. E per soverchio di splendor s'adombra, come d'aquila ei sia, che 'n alto intende, ché di giustizia il sol disperde e sgombra

quanto ebbe di fallace e di bugiardo secolo antico; il ver dubbioso e tardo questa luce ne illustri, ascosa già tant'anni e tanti lustri,

ch'ogni altro lume è oscuro, e, s'io ben guardo, non fa le menti illustri; ma qual re de l'occaso o qual guerriero per lui promette nel celeste impero?

che soffia (or ch'egli è volto a l'occidente) ben tre volte Satan ancor possente? Chi 'l volge a l'oriente, in ciel mirando quella serena parte, ond'esce il giorno?

o qual sacrata man tre volte il segna, tre volte l'unge? onde il Signor lottando rassembri, e 'nvitto lottator divegna, talché il nemico in van gli giri intorno

ne le terrene lutte e n'abbia scorno, ove più fero assale, e vinta miri ogni sua possa e frale, e coronato il vincitor adorno

di corona immortale. E chi tre volte poi segnato in fronte, il sommerge nel chiaro e sacro fonte perch'egli muoia e con Gesù risorga,

e l'alta gloria sua vicino ei scorga? In così periglioso e fero assalto, in cui s'accampa l'avversario antico con mill'arti, mill'armi e mille inganni,

vesta ardito fanciul virtù da l'alto, fede, speme ed amor, di pace amico e di costanza in superar gli affanni, e sprezzator del mondo e de' suoi danni:

arme dal ciel discese a la stirpe real, per alte imprese, perché faccia spiegar gli alteri vanni ne le giuste contese;

né pareggi con lor gigante ignudo, de' nipoti d'Enea dipinto scudo; né quel che Roma antica accolse in grembo, quasi caduto da celeste nembo.

Né s'altri giammai furo onde si vanti famoso duce, e 'n lor tutto sfaville il magnanimo cor di santo zelo; ceda chi porse aita al vecchio Atlante,

come fu detto, in sostener il cielo, non che Teseo e 'l compagno o 'l fero Achille. Frattanto al viver suo l'ore tranquille siano e i giorni felici,

e benigne le stelle e i cieli amici, e la grazia divina in lui si stille qual pioggia in colli aprici, e di sua chiara luce il dolce raggio

alto di gire al ciel calle o viaggio segni e dimostri, e 'l desti e scorga il passo per le sublimi vie non tardo o lasso. Tra bella e sacra pompa

movi or, movi, canzon, lodando, al tempio e dì: "Basta la fede al novo esempio, mentre io prego e con voi pregando adoro, bench'io parte non sia del vostro coro".

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