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1544–1595

1366

Torquato Tasso

Espero già risplende, Espero in cielo alfin sorge aspettato al novo lume: giovani, omai sorgete; or viva fiamma dà bel principio co' notturni raggi

a questa chiara e fortunata notte: vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno. Vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno. Vergini, e voi mentre s'oscura il cielo,

a questi amici de la fredda notte fatevi incontra, e sol di questo lume, lo qual fiammeggia d'amorosi raggi, ed a prova cantiam sì bella fiamma.

La palma è ne l'incendio e ne la fiamma: vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno; elle son preparate, e i dolci raggi di sì begli occhi, onde s'infiamma il cielo,

sgombrano ogni pensier col dolce lume; ma la vittoria ama il pensar di notte. Come nemico suol l'ombrosa notte portar la face e destar fuoco e fiamma,

vieni, o crudo Imeneo, scuotendo il lume: vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno, e le tue spoglie sono al fosco cielo, e i notturni trofei con pochi raggi.

Come amico talor co' primi raggi de le stelle serene e de la notte, vien desiato a l'imbrunir del cielo, Imeneo, giungi e innalza ardente fiamma:

vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno, e 'l sol medesmo ha men soave lume. Espero, quale è in ciel più fero lume o quali più odiosi e infesti raggi

(vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno), tu n'involi qual ladro, e 'n questa notte tu ne dividi, e l'alma nostra fiamma splender farai sotto più algente cielo.

Espero, qual più amica è stella in cielo e più benigno e più soave lume, molte paion di ghiaccio, e dentro fiamma sono a lo sfavillar de' santi raggi,

ed aman l'ombre d'una fredda notte: vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno. Vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno: deh! non sparisca, o Tebro, al nostro cielo

tanto splendor, né cinga orrida notte i sette colli e porti altrove il lume: altrove sparga i suoi lucenti raggi questa immortale e gloriosa fiamma.

Splende l'antica gloria in nova fiamma, vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno: l'accrescerà spargendo i vivi raggi; or l'accresce del Mincio e illustra il cielo

non che la terra un chirro e nobil lume, che non teme l'oblio d'eterna notte. Già lucida colonna in fosca notte quasi gran foco appare o quasi fiamma:

dove or lunge ne guida il puro lume? Vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno, e splendi come Febo in questo cielo, Febo, a cui fanno aurea corona i raggi.

Alta colonna le faville e i raggi, là dove l'ombra de l'oscura notte giunger non può, dispiega al quinto cielo, e qui l'aquila intanto ha vita in fiamma.

Vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno, mentre è quasi fenice al chiaro lume. Mentre è quasi fenice al chiaro lume, tu, sol, nascondi oltre l'usato i raggi:

vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno, ch'illustrissimi amanti illustre notte accoppia, e fiamma Amor giungendo a fiamma, d'immortal gloria eroi promette al cielo.

Un'aquila gran lume ebbe nel cielo, gran colonna or la notte orni de' raggi: vien con fiamma, Imeneo, ch'è spento il giorno.

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