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1544–1595

1363

Torquato Tasso

Spiega l'ombroso velo e de' più vaghi fiori orna e dipingi, o Terra, il crine e 'l seno; aure, spargete il cielo

de' più soavi odori, facendo il dì più chiaro e più sereno. Non ricusate il freno, o minacciosi venti,

deposto il fiero orgoglio; e chiusi in qualche scoglio non dispergete in van gli altrui lamenti; e regni un anno lieto

Zefiro mansueto. Tu canta, o puro lago, che quasi il mar simigli e ne l'acque d'argento hai rena d'oro;

tu, Po, tu, Mincio vago, tu, suo figliuol, voi figli di monti alpestri, or fate un lieto coro; voi di canne, io d'alloro

coronati cantiamo: voi, pini, abeti e faggi, voi colti e voi selvaggi, più raddolcite il suon di ramo in ramo;

l'alno a l'acqua risponda, ed al fiume la fronda. Cantiamo, o cigni, il giorno ch'Alessandro e Francesca

con sì felice nodo aggiunge insieme; e 'l sol di luce adorno là si ritorni ond'esca più lieto poi da le contrade estreme,

né più la dolce speme egli ritardi omai, né foco aggiunga a foco, ch'in gentil core ha loco;

ma spenga in mezzo l'onde i caldi rai: ché fresca notte accoppia meglio sì bella coppia. Ha la notte i suoi pregi,

il rischio e le contese, le sue chiare vittorie e le sue palme; né mai de' vinti regi più bel trofeo sospese

alcuno o riportò più care salme, presi i corpi e non l'alme. Qui non cinto o bipenne, non elmo, non lorica

di spietata nemica, non scudo, che man fera alto sostenne, fan gloriose or queste spoglie belle ed oneste;

ma bellezza e valore, nobiltà, cortesia, caste voglie e pensier leggiadro ed alto. L'inespugnabil core

tu pria vincesti, e pria rompesti quel suo duro e freddo smalto nel caro e dolce assalto. A te prima risplende

pietà ne' vaghi lumi, ove ancor ti consumi, e guerriera gentil vinta si rende dolcemente e s'adira,

parte langue e sospira. E mentre il tuo fratello i più lodati agguaglia con l'opre in guerra appresso il Reno algente,

più del vinto rubello in notturna battaglia ella ti fa gioioso, ella possente. De l'estremo occidente

qual preda o qual tesauro tanto s'estima e prezza, quanto viva bellezza di perle, di rubin, d'avorio e d'auro?

Questa vince e possiede forza non già, ma fede. Canzon, più non si vanti istoria o carme d'Ercole e di Teseo,

mentre io chiamo Imeneo.

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