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1544–1595

1350

Torquato Tasso

Chi vide il sol lucente e puro il giorno, e l'aria senza nubi e chiare l'onde, e spirar l'aure e i più sereni venti, e poi d'orrido vel coprirsi intorno

il ciel oscuro e 'l mar, ch'a l'alte sponde si frange, e tra le nubi i lampi ardenti e tempesta crudel, pensi e rammenti l'imagine turbata e l'assomigli

al già sì lieto albergo ed or sì mesto, che par quasi funesto, là dove or langue il buon Alfonso e i figli: così, Fortuna, lor turbi e scompigli.

Quai cerchiam di natura infermi e frali più chiari esempi, e 'ncontro acerba morte chi n'assecura e ne difende in terra? Tanti guerrieri suoi quant'aspri mali,

tant'arme son quanti dolori: il forte e 'l saggio cavalier temuto in guerra, cui né di grave lancia incontro atterra, né spada mossa da possente braccio,

anch'egli giace e langue: or che far ponno vigor perduto e sonno? egre donne e fanciulli? I servi io taccio, che sono or quasi fiamma, or quasi ghiaccio.

Ond'uscir tanti mali, e di qual parte se 'n volaro a turbar la festa e 'l gioco? e senza dipartirsi, oimè! vi stanno? e per volger antiche e nuove carte

medicina o rimedio ancor val poco, onde si tempri sì gravoso affanno. Ahi, Ferrara, ahi Ferrara! a questo danno, perché mostri rea sorte ancor turbarse,

altro, se dritto estimo, egual non fora. Leggesti di Pandora, che già di tutti i doni adorna apparse; ma questa ha più le stelle avare e scarse.

Scopria di vaga donna il ricco vaso ardita mano, e parte a schiera a schiera repente i mali uscian, pur come alati; e da l'orto giungendo in fin l'occaso,

tutto quel ond'uom giaccia afflitto o pera, fra' miseri mortali, a morir nati, spargeasi al sommo, a l'imo, a mezzo, a' lati: sol la Speranza ivi rimase al fondo,

ché volar non poté, rinchiusa l'urna. Or bella mano eburna serra la nostra speme, e 'l grave pondo sopra v'impone; e che n'aspetta il mondo?

O dea, tu che discacci i mali e lunge gli mandi, tu in lor volgi il dolce sguardo, rasserenando il verno e la tempesta; se giusto prego insino al cielo aggiunge,

deh! movi omai, ch'ogni altr'aiuto è tardo; e se teco or ne vien pietate e resta, né giammai senza te si trova o desta, non consentir ch'estingua morte avara

onestate e valor, bellezza e senno, ch'alto lume già fenno; ma le tenebre nostre apri e rischiara, ché così d'adorarti il mondo impara.

Deh! qual novo pittor t'adorna, o diva, un tempio in questa riva? che l'imagin con note erge e sospende, mentre dal cielo il tuo favor s'attende?

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