Skip to content
1544–1595

1315

Torquato Tasso

Fama, ch'i nomi gloriosi intorno porti e l'opre divolghi e i fatti egregi più volentieri ov'è l'onor più bello, qual pompa illustre di trionfo adorno

con vinti duci e catenati regi, con spoglie di nemico o di rubello, qual Cesare o Marcello, qual divo, qual eroe con tante penne

sì degno è di volar per l'occidente o contra il sol nascente, o dove stanco Atlante il ciel sostenne, o su i monti Rifei, com'ora è questa,

cui fa bella Onestà, Bellezza onesta? Fama, tu sei com'aura; e s'ella suole volar, tu voli; e se risuona e spira, tu spiri e tu rimbombi in varie parti.

Ma lei move sovente il novo sole; te disdegnoso dal suo ciel rimira quanto più t'allontani e ti diparti, empiendo Armeni e Parti

ed Assiri e Caldei d'un chiaro nome; ed ella di viole e d'altri fiori sparge più dolci odori quanto più lunge dispiegò le chiome;

tu di mille virtù l'odor lontano porti minore e d'una bianca mano. Qual peregrino omai canuto e stanco già, declinando il sol, talvolta arriva

in un prato di fior vago e dipinto verde, giallo, purpureo, azzurro e bianco, o sovra una fiorita e fresca riva, ma l'odor del narciso o del giacinto

non è da lui distinto, o di candida rosa o di vermiglia; tal io d'alti costumi e dolci e gravi, mille spirti soavi

in lei sento confusi, oh meraviglia!; e non fanno armonia le vostre lodi bella come sue tempre o 'n tanti modi. O Fama, a lei presente, un'ombra al vero

tu pur somigli: or perderai da l'aura se da lei perdi? oh rapida, oh volante, raddoppia il volo a l'Indo ed a l'Ibero e le forze e le voci anco ristaura,

giungi piume a le spalle e ne le piante. E s'ella tante e tante lingue non cura e sì discorde suono, parla co' suoi leggiadri e toschi accenti

ch'addolcir ponno i venti e far che si dilegui il nembo e 'l tuono, e quinci l'Istro e quindi il Nilo intenda quanto lume del cielo in lei risplenda.

Questa è la colta lingua, a cui s'accrebbe con l'imperio de' suoi la gloria in guisa, che far può di molt'altri il nome oscuro; e quel de gli avi eccelsi ornar dovrebbe

d'eterni onori; e non fu mai divisa terra dal mare, ove non luce Arturo, che l'alto, dolce e puro parlar non prezzi, e chi più fugge il volgo,

e sembra aquila al volo e cigno al canto. Ma lasso! io pur intanto l'ale a' miei vaghi versi omai raccolgo; e se tu poggi al grand'Olimpo, io giaccio

con la cetra a le falde, e penso e taccio. Canzon, le selve e i monti passa la vaga Fama e i fiumi e i mari, e spesso il capo entro le nubi asconde;

e tu la terra e l'onde cerca, s'al tuo voler la forza è pari: ché l'onorato nome in fronte impresso lunga gloria può darti e grazia appresso.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
1315 · Torquato Tasso · Poetry Cove