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1544–1595

1270

Torquato Tasso

Talvolta sovra Pelio, Olimpo ed Ossa portò leggere salme augel volante, e sovra il mauro Atlante, e su le nubi ove mai stral da l'arco

non giunse e non salì turbo spirante; ma col volo mancò l'ardita possa perché innalzar non possa peso maggiore e più gravoso incarco.

Tal io, se mai cantando al ciel me 'n varco, con picciol nome in su l'alzate penne, veggio sotto le valli e i monti e i poggi, né cerco ove riposi, ove m'appoggi;

ma dove stilo il vostro onor sostenne, par di cadere accenne; e se 'n alto mi spazio e non vacillo, mi glorio in ciel tranquillo:

ché spargendo gran fama onor s'impetra e pregio acquista ogni sonora cetra. Ma cantando per voi, sublime donna, la nobiltà sia fonte in cui si versi

alta materia a' versi: indi 'l principio s'apra, indi s'ordisca ogni alta laude e vinca i casi avversi la nobiltà, ch'è del valor colonna,

in cui si ferma e 'ndonna, perch'altri pur l'onori e riverisca come origine suol famosa e prisca, né per contraria sorte oppressa giacque.

A voi diè cuna il mare, il mare in grembo v'accolse e nel ceruleo e vago lembo dove alato leon la terra e l'acque tiene, com'al ciel piacque;

e fra palme cresceste e pompe ed ostri de gli avi egregi vostri; e 'l vostro merto è un mare, e, s'ora il solco, ritornerò come Giason da Colco.

Altre più vere maraviglie e belle, ond'ha l'etate antica invidia e scorno, dentro son e d'intorno; né già bugiarda fama altrui le finse,

né favolosi onori in rime adorno: non Teti in mezzo a l'onde, o le sorelle, ninfe leggiadre e snelle, non conca o bianche spume in cui dipinse

greco pittor la dea che 'l pregio vinse; ma son vera bellezza e vera gloria, vero candore, anzi splendor sereno ch'abbaglia occhio terreno,

degni di gran poema o pur d'istoria ch'illustri alta memoria; e 'l bel nome, che piace a' vaghi sensi, ove se 'n parli o pensi,

e vero e casto amor di nobil alma sotto giudice grande ha certa palma. Ché dove il padre augusto alzò Giovanna e grandezza di scettri e di corone,

nudo Amor voi ripone, Amor grande, Amor saggio, Amor pudico, che prima non seguì selvaggia Enone: Amor che non si turba e non s'inganna,

né 'l biasma e no 'l condanna mente sublime. Or ceda esempio antico, ceda amante e pastor di furti amico a lui che la Toscana adorna e regge,

giudice di beltà più dotto e scaltro che non fu già quell'altro; e s'ella pur lo sprona, ha fren di legge, non tra ruvide gregge,

non tra gli armenti usato e tra' bifolci, ma tra studi più dolci: ché l'alto imperio già non perde in guerra, ma cresce novo onor d'antica terra.

E direi, non facendo al vero oltraggio, cedali il domator del reo Procuste, ché d'imprese più giuste gloria maggior invitto core attende;

e son or quasi oscure e quasi anguste lodi antiche e lontane al vivo raggio di lui, ch'è forte e saggio. E se pur l'un da l'altro a noi discende,

né più fama canuta omai contende, ch'alzò quasi del tempo un bel trofeo, o se qual pianta c'ha gran rami ed ombra l'antichitade adombra,

siasi eguale al gran duce il gran Teseo; né si vanti d'Egeo, pari Atene a Fiorenza, e i nomi e l'opre, che lunga età non copre;

ma questo amor, quanto n'udiro innanzi, e questa fede ogni memoria avanzi. Oh! quanto è più felice il nuovo esempio, quanti diversi effetti e 'n quanti modi

hanno più chiare lodi, di quel lungo rimbombo indi raccolto! Indi miriam due rapti e mille frodi, altari violati ed arso tempio,

e l'uno e l'altro scempio di Polidoro tronco, e guasto il volto d'Ettore sanguinoso e non sepolto, di tanti figli orbo e dolente il padre;

schiere in fuga rivolte, accesi legni, estinti fochi e non estinti sdegni, e morti e roghi e faci oscure ed adre, mesta e piangente madre,

Troia in fiamme conversa; a faccia a faccia Europa Asia minaccia; son fulminanti duci; e sponde a sponde, venti a venti contrari, ed onde ad onde.

De l'altra parte il passar vostro a l'Arno bellezza accrebbe e grand'onor gli aggiunge, e due città congiunge, due famose città fra 'l mare e i monti:

talché non le perturba o le disgiunge quella discordia, ond'io mi struggo e scarno; ma pur ch'il tenti indarno, ed al cielo alzeranno amiche fronti

e desiri concordi avranno e pronti, presti i cavalli, e 'n mar le navi e l'arme, mentre il fiero Ottoman ripone e serba ne l'alta mente sua l'ingiuria acerba;

e dove tromba suoni il fero carme, perch'uom s'infiammi ed arme, non fia chi più si mova e più s'accenda, e più s'adorni e splenda:

così fermi legami annoda e tesse casta beltà, ch'alto giudicio elesse. Canzon, tu non vedrai tra fera turba donna amata, odiosa o vana imago,

là 've adorare il volgo i mostri volse, ma dove a Marte idolo antico ei tolse; né falso re v'onora o vero mago, latrante cane o drago,

fra mille suoi divoti e fidi servi. Or ti raccolga e servi pudica moglie in lieta pace e santa, che di candore e d'onestà s'ammanta.

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