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1544–1595

1253

Torquato Tasso

Qual de' tuoi duci o de' tuo' fatti illustri, città felice de l'antica Manto, gloria maggiore o vanto t'accrebbe o pur ti fece il grembo adorno?

O quel ch'in ampio sen d'onde palustri tu raccogliesti nel materno esiglio, figlio di Manto e figlio del tosco fiume, quando a te d'intorno,

facendo con Apollo Astrea soggiorno, sorger le nuove mura in mezzo a l'acque vedesti, e tutte a la superba mole meravigliar le ninfe e' dei selvaggi,

e partir l'ombre oscure e i caldi raggi con giusta lance più sereno il sole; o pur quel dì fu a te più caro e piacque quando Virgilio nacque,

ch'ebbe, dov'odi ancor la chiara tromba, famosa cuna appo famosa tomba? O pur quando a Tebaldo il sacro Augusto del paterno valore il premio diede,

e tu di tanta fede la mercé fosti, anzi l'onor più degno? O quando al giusto padre ancor più giusto successe il figlio, e, come lucid'onda

dal fonte in fiume inonda, derivò in lui virtù d'alma e d'ingegno? O ver più lieta di femmineo regno eri talor quando la nobil donna

e vincitrice fu d'empio contrasto, e diede altrui sì gloriosi esempi, sacrando in varie parti altari e tempi, e 'l cor, più d'ogni tempio e puro e casto,

quasi fosse del Cielo alta colonna? Ché 'n ogni cor s'indonna amor del giusto, e 'n onorata impresa s'obblia, per nova grazia, antica offesa.

O quando t'assalì d'intorno e cinse Ezzelino, il feroce empio tiranno? Nel glorioso affanno, fosti più lieta del sonoro grido?

Perch'invitto guerrier, che tutto vinse con quella man ch'era assai pronta a' carmi ma via più forte a l'armi, lo scacciò dal tuo verde ombroso lido

pur come di virtù nemico infido, e spesso ruppe le sue schiere e sparse. Ovver di fama più onorata i fregi avesti allor ch'in periglioso campo,

via più veloce che fulmineo lampo, (taccio l'altre sue spoglie e i cari pregi) vincitore in un dì tre volte apparse? O per lagrime sparse

a Pinamonte, a l'umil plebe amico, rimembri con diletto il duolo antico? O quando, vinto pria Manfredi in guerra, contaminato del paterno oltraggio,

col re possente e saggio Guido fece d'onor più raro acquisto là 've di sangue l'infelice terra ondeggiava e tra spoglie ed armi sparte

orribil Morte e Marte correan con volto lagrimoso e tristo? O quando il vecchio figlio, a tempo avvisto, macchia non volse onde l'onor s'asperga;

ma 'n sé dolente e 'ncontra Amor severo d'ingiusto scorno in quell'ingiusto sangue lavar si volle e fé 'l tiranno esangue? Ei, come degno sol di giusto impero,

insegnò altrui come l'onor si terga, come s'innalzi ed erga, come più bel dopo l'ingiurie ei splenda, ed oppressa virtù più forte ascenda.

Tu ricca d'avi, alma città famosa, fosti non pur, ma fortunata al mondo; di nipoti ei fecondo: anzi accrebber sua gloria e quelli e questi;

ma chi nel sen de l'alta notte ombrosa ardisce numerar le vaghe stelle, opre antiche e novelle racconti e i nomi onde tu gloria avesti,

perché sopita grazia omai si desti d'antico fatto e 'l fosco obblio no 'l copra de gl'ingrati mortali, onde sovente del passato s'oscura alta memoria;

e parte aspira a la moderna gloria de' novi eroi, ch'è quasi un sol lucente, lo qual, rotte le nubi, i raggi scopra. Ben fu mirabil opra,

perché le sue non vanti Asia od Egitto, fare invitta magione a duce invitto. Di barbariche genti alta possanza, il varco in te non tenta e non aperse;

e, qual Porsenna o Serse, che fece oltraggio al mar di novo ponte, Attila parte, e quel ch'ogni empio avanza, e Federigo al re del ciel rubello;

ma lieto onore e bello, e nobil pompa e senza oltraggi ed onte duo grandi augusti in coronata fronte pria Sigismondo e poscia Carlo accolse;

quegli a Francesco onore accrebbe e grado, e l'aquile e la croce, altero e grande dono, cui la sua stirpe innalza e spande; questi al figliuol di lui, che 'l fosco guado

fece sanguigno allor ch'al ciel le sciolse, onde Francia si dolse. Così trionfi di fortuna incerta, chiusa a la guerra e solo in pace aperta.

Così la gloria de l'invitto padre accresce il figlio e palme aggiunge a palme, le città prende e l'alme; l'altro figliuol la terra e l'onde varca

e segue Carlo e tra l'ardite squadre primo chiede i perigli, i premi estremo; alfin, duce supremo era secondo a chi sedea monarca,

quando il filo troncò l'invida Parca. Così Guglielmo al ciel l'erede ha scorto, d'altre città signor ch'affrena e regge e la gloria de gli avi in lor rinnova;

e l'uno i greci augusti, e l'altro a prova orna i romani, i quai diero arme e legge; e mentre soggiogar l'occaso e l'orto, qui virtute ebbe il porto,

la fede Olimpo, e Febo altro Parnaso ed altro sol che non conosce occaso. Qui l'auro e 'l lauro il mio signor corona, né d'altrui fosti mai più altera o lieta,

né man più giusta il freno allenta o stringe o più cortese a chi s'inchina umile, né più dotta a la spada e 'n dolce stile, e te di vero amor circonda e cinge

muro sublime più di Pindo e d'Eta; né la tua fé s'acqueta, benché sii forte e di sicura possa, e sovra Olimpo è minor Pelio ed Ossa

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