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1544–1595

1242

Torquato Tasso

O felice, onorato, almo terreno, che quinci l'Adria inonda, quindi il Tirren circonda, non ti bastava intorno aver duo Mari,

e sì difesa l'una e l'altra sponda? Ma in mezzo l'ampio seno, sotto il ciel più sereno, ne vagheggi un ch'è dolce e senza pari.

Tutti i lumi più chiari e le fiamme più belle de le notturne stelle si fanno specchio in questo puro argento,

che non perturba il vento, né confondon le pioggie e le procelle; e 'n altra parte il sol non è sì vago di vagheggiar la sua lucente imago.

Qual purpureo color d'onde sanguigne fu sì vago giammai, di tremolanti rai o di negre viole in su l'aurora?

Quando Progne rinnova i dolci lai e l'aria si dipigne, e voi, stelle benigne, vi dimostrate rugiadose ancora,

qual ceruleo colora, qual zaffiro o qual ostro il mar vermiglio o 'l nostro, ch'a questo bianco Mare oggi non ceda,

o parta il sole o rieda? a questo Mar, che non ha scoglio o mostro e con la via ch'imbianca il ciel contende, di tante luci ognor fiammeggia e splende!

Segno il candore e la bellezza è segno di questo Mar, c'ha pace non incerta o fallace, e lunge mostra il porto a' naviganti

in cui risplende quasi chiara face; né fortuna o disdegno può nel suo stabil regno, né sono di sirena i dolci canti,

né perde i legni erranti mezzo tra l'onde ascosa con voce insidiosa; ma de le Grazie il dilettoso coro,

e quel concento è loro ch'umiliar potrebbe alma feroce; ma nel musico Mar non d'aure o d'acque, ma di virtù l'alta armonia ci piacque.

Or non si vanti allor che più risuona con tante isole Egeo, non quello in cui perdeo Dedalo il figlio, che troppo alto ascese

e per l'altero volo in mar cadeo, ch'a lui palma o corona gloria non cresce o dona, non vittoria immortal d'aspre contese;

ma l'uno e l'altro prese dal sepolcro la fama, per cui piange e richiama Arianna Teseo con alte voci

da' suoi legni veloci e sovra il lido ancor sospira ed ama, per cui d'Icaro il volo e 'l duro caso si rinnova da l'orto infin l'occaso.

Ma dura tomba e sconsolata morte, o ventura nemica, o mesta fama antica, pregio non giunge a questo Mar sì puro

ch'un vago seno mormorando implica: anzi con miglior sorte e con note più scorte s'appella e mai non vede il cielo oscuro;

ma tranquillo e securo è 'l suo porto soave a fortunata nave, né teme di tempesta o d'atro nembo

il casto e nobil grembo, o pur di verno tempestoso e grave, ma vi fan cari ed amorosi balli ninfe adorne di perle e di coralli.

Canzon, le vele negre non spiego per oblio, onde il buon re morio; né tanto innalzo l'incerate penne

che di cader accenne, né gloria di sepolcro aver desio; ma basterà se questo sole e l'aura le forze al mio valor cresce e ristaura.

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