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1544–1595

1240

Torquato Tasso

Come da l'aureo sole è sparsa intorno serena luce e seminati i raggi, così la gloria da virtù deriva, e tutto illustra e tutto appare adorno

quant'ella appressa, e sgombra i duri oltraggi e 'l fosco oblio dove il suo lume arriva. Né di splendor la priva l'antichità, s'i nomi oscuri involve;

né la pallida invidia ancor l'adombra crescente in guisa d'ombra: maggior, se d'oriente il vel dissolve, minore a mezzo il corso, ove risplenda

il perfetto valor ch'al sommo ascenda. E ben fu quasi un sol del nome vostro fra' suoi consorti e suoi guerrieri egregi, Grillo, quel primo ed onorato amico.

Né vestì Roma di più nobil ostro, poi ch'ebbe spinto in aspro esiglio i regi, i suoi purpurei duci al tempo antico: vero di gloria amico,

che ricercolla in perigliosa guerra fra l'onde tempestose e i feri venti, e fra nemiche genti e fra le navi che fuggiro a terra,

dove le bagna il mar l'umido lembo, e per salvarle i fiumi apriro il grembo. Voi, di Provenza avventurosi lidi, e voi de' fuggitivi alte latebre,

Rodano ed Arli, e voi, sicuri porti, udiste risonar con rochi stridi il mar tinto di sangue in suon funebre; e miraste gl'incendi e l'aspre morti.

Tu, che gli abeti porti or nel turbato campo or nel tranquillo, sei testimonio ancor del suo valore, ch'i suoi con grande onore

ridusse, come Catulo e Duilio, e tornò vincitor da l'onde salse: tal che la chiara stirpe in pregio salse. Nobile stirpe, in cui se l'uno è tronco,

l'altro amico poi nasce e vi frondeggia qual ramo d'or che di lontan riluce. Quanti ne sono intorno al verde tronco ch'ogni arbor di Liguria ancor pareggia,

e quanti frutti e flori ella produce! Alcuno è fatto duce di cavalieri, ed orna alcuno e spalma le torreggianti navi e i negri legni

arma ne' salsi regni, e spesso ha gloriosa e chiara palma; altri col fren de la temuta legge la possente città governa e regge.

Ma chi lodar potrebbe il buon Lamberto, o chi seguillo? o quel ch'a l'elmo impose l'aquila vincitrice, altero dono? o di quel vostro agguaglia il chiaro merto

che fé l'onde vermiglie e sanguinose presso Durazzo e lui tremante al suono? Poche cose ragiono, e molte nel mio cor descritte io serbo:

ché per esempio sol d'arti leggiadre vi basta il saggio padre, ch'andò ne l'oriente al re superbo; né fia che l'alte lodi il tempo estingua

del cor, del senno e de l'accorta lingua. Canzon, se tromba o squilla rompe ad Angelo nostro il leve sonno sì ch'egli s'alzi col pensier sublime;

no 'l seguir con le rime, se pur elle volar sì alto ponno, ma i fratelli ricerca e lor ti mostra, e dì: "Son bella de la gloria vostra".

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