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1544–1595

1239

Torquato Tasso

Alma, ch'aspetta il Cielo e 'l mondo onora e pregando ritarda, acciò che spieghi l'ale da più sublime e degna parte, mentre a le membra ancor t'avvolgi e leghi,

mille divine luci ad ora ad ora mostri, a guisa di stelle in te cosparte; e, come il Padre eterno al ciel comparte duo maggior lumi, e l'uno al dì sereno,

l'altro a la notte ombrosa la pura luce sua non tiene ascosa, così l'una virtù che stringe il freno a la prosperità ch'ardisce ed osa,

l'altra ti diede pur quasi ne l'ombre celeste e luminosa, ch'ogni temenza dal tuo cor disgombre. E quella in Roma apparve in Vaticano

quasi 'n sul mezzo giorno e vi refulse, e ne l'altra città che 'l mare inonda. E, finché fero turbo indi t'avvolse, ricco vi fusti del sapere umano

e d'ogni bene ond'uom sì rado abbonda; e perché ti portasse aura seconda al primo grado in cui s'onora e stima il valor de' soggetti,

moderasti ne l'alma i primi affetti e lasciasti ragion seder in cima; e fur lodati i modi gravi e i detti, un tenore, un colore, un volto istesso

fra mille vari aspetti e l'alto cor d'interne leggi impresso. Questa diè luce al tempestoso Egeo de la vita mortal ch'a noi perturba

dispietata tempesta e fero vento; né mai fra minacciosa e mobil turba dal suo stato più bello altri cadeo, indegno più d'esiglio o di tormento,

cui la colpa dia tema od ispavento, né de la sua caduta è chi risorga più glorioso al fine, benché si vanti pur d'alte ruine

e 'l suo gran precipizio onor gli porga, e fra lontane genti e fra vicine, non quel Greco, che vinse in mare i Persi; né par che ben s'accorga

che l'innocenza illustra i casi avversi. Egli adorò de l'Asia il re superbo, tu Pio, cui l'umiltade in cielo esalta e 'n terra alzollo a la più nobil sede.

Ei più non violò la Grecia o l'alta città, ma giacque in quell'esilio acerbo; tu vivi, e sol per te s'avanza e riede nel suo nativo albergo, e l'altro erede

de la paterna gloria in Roma antica or teco si raccoglie e Roma t'orna di purpuree spoglie: Roma ch'al tuo valor fu sempre amica

e i tardi e giusti premi altrui non toglie; ed ogni rischio omai passato e scorso, non turba aura nemica de' vostri onori il grande e lieto corso.

O Roma, a te già diede un re Corinto; poi Spagna augusti; e sempre in te s'aperse il valor peregrino un'ampia strada. Né Ciro, né Cambise, o Dario o Serse

pose giogo sì dolce a rege avvinto; né fé tanto col senno o con la spada quanto già tu, che ove sormonti e cada il sole, avevi steso il grande impero;

ed or, mutata legge, ond' i popoli erranti in te corregge con santa verga il successor di Piero e guida al ciel le mansuete gregge,

quel buon costume antico ancor tu servi; e 'l tedesco e l'ibero assidi in alto e regni insieme e servi. Né fiume o colle o monte a noi distingue,

ma 'l valore i Romani; e più non spegna impresa nota mai guerrieri armenti; ed alma illustre, che di te sia degna, perch'ella parli altrui con molte lingue

e lodi il tuo signor con vari accenti, pur tua la chiami, o sia fra l'onde algenti nato d'Istro o di Reno o 'n altra riva dove il Rodano rode,

è tuo s'è valoroso e tu n'hai lode ed ogni sua bell'opra a te s'ascriva. Tu, madre senza inganno e senza frode, e tu de' santi figli il ciel riempi,

non come falsa diva, e gli consacri in terra altari e tempi. Ma pur fra quanti d'ostro ammanti e fasci, nessun con maggior lume in te risplende

del grande Albano, or ch'è sereno il cielo, or che nebbia no 'l turba e no 'l contende alma ch'in terra n'abbandoni e lasci l'anima gloriosa il sacro velo;

e come il sol dopo le nubi e 'l gelo avvien che via più bello i rai cosparga, la virtù vincitrice, poi ch'ella è combattuta, è più felice

e versa gloria più lucente e larga. Né morte guerra, come sembra, indice, né vecchiezza il modesta o rompe il sonno, ma giusti spazi allarga

quegli che 'l diè, ch'altri allungar non ponno. Canzone, i bei vestigi altri ricerca d'Alba vetusta; e tu fra' sette colli rimira un sacro veglio,

che del valor Alban è vivo speglio, e per signor e per mia luce il volli: a quest'alba serena anch'io mi sveglio; darmi la dotta mano or non ti spiaccia;

ma s'ancor più t'estolli, un bel silenzio al fin t'onori e taccia.

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