Filippo, non sol te l'invidia tinge
e la pietà dov'io sospiri e cante,
ché la nostra virtù ritrova amante
sempre e nemico ovunque il ciel ne cinge;
ma l'affetto miglior che 'l core stringe,
s'odi le pene mie sì gravi e tante
e lievi sol quando da te son piante,
perché l'altro men buono indi non spinge,
forse degno è di laude, e l'una tromba
l'altra invita sovente; e tu, che tolto
hai pio regno d'amici a signor empio,
cantar potresti; e quando tu sepolto
te 'n giaccia ed io, ma forse in altra tomba,
saremo al mondo non vulgare esempio.