Delfin, tra l'ombre e le fontane e i marmi
non chiami Febo al Celio o 'n altro monte,
ma dove morte con terribil fronte
sì spesso vedi fra le schiere e l'armi,
e scrivi al suon d'altera tromba i carmi,
talché il tacito Lete e d'Acheronte,
che non ha guado onde si passi o ponte,
sprezzi il timor che suol temenza darmi:
perché tal gloria acquisti ardita mano,
or la penna adoprando ed or la spada,
che nessun'altra è più sicura e certa.
Felice te, che questa e quella strada
trovi da gire al cielo! Io sì lontano
non ho pur una a' miei desiri aperta.