Dove in placida pace antiche genti
regge il nobil Ferrerio, or tu dimori,
e le virtù del saggio petto onori
de l'ostro men che de' suoi rai lucenti.
Il sole a lui mova i benigni venti
da l'auree corna e tempri i novi ardori;
e la candida luna i dolci umori
gli versi, e 'l ciel gli arrida e gli elementi.
A lui fere la selva e 'l mar vicino
mandi i pesci di là dove li pasce
di miglior cibo, e dia ristoro a l'egro.
E chi più degno è di fornire integro
lo spazio ch'è prescritto a l'uom che nasce?
Tu, Vincenzo, gli dì ch'a lui m'inchino.