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1544–1595

1013

Torquato Tasso

Nel mar de' vostri onori, come sian margherite, queste lodi ho raccolte e 'nsieme unite. Lega il lor filo i cori;

brevi, ma belle sono; picciolo è sì, ma prezioso dono. Dunque, donna reale, di gradirlo vi piaccia

perch'io mai non mi stanchi e mai non taccia. Dunque, donna immortale, se di farne m'ingegno nuovo monile, or non l'aggiate a sdegno:

perché di pregio eguale non è lucida gemma a quella che vi pende e sì l'ingemma; né tra le brine e 'l gelo

ha raggi più lucenti stella che desti gli odorati venti. Né tra le brine in cielo così l'alba fiammeggia;

e lei Titone, ella voi sol vagheggia; e sovra il caro velo vi sparge a mille a mille minute perle e rugiadose stille;

e pare un lieto maggio fiorir di vaghi gigli a' vostri piedi e di bei fior vermigli. E pare un lieto raggio

arder ne' bei vostri occhi, onde pace e dolcezza e gioia fiocchi. Occhi, quando erro e caggio, la vostra chiara luce

m'è scorta graziosa e nobil duce: luci, più bel zaffiro non vide sol né luna; deh, non vi turbi il tempo o la fortuna!

Luci, più bel desiro non vide acceso mai ad altri così puri onesti rai; né sì mirabil giro

fé la vergine Astrea volgendo intorno o Cinzia o Citerea. Occhi e luci serene, occhi e luci beate,

più bella via di quella via mostrate. Occhi e luci, ripiene di quel piacere ond'io talor me stesso e più la terra oblio.

E voi, che le sirene vincete, o casti, o chiari, soavi accenti, e tranquillate i mari; e voi, pietosi detti,

io per voi cerco a volo l'un mare e l'altro e l'uno e l'altro polo. E voi, pietosi affetti, in cui l'alma gentile

fuor si discopre alteramente umile; e voi, rubini eletti, d'Amor gioia e tesoro, aprite un picciol varco a' messi loro.

Tu, bella mano e bianca, fra' tuoi serici stami o fra le gemme serba i miei legami. Tu, bella mano, e stanca

di tesser gemme ed ostri, prendi cortesemente i detti nostri; e tu lo stil rinfranca se dal soggetto ei perde,

che la palma e l'alloro a te rinverde; e non è degno fonte di lavar quell'avorio, ch'io di lodare e di mirar mi glorio.

E non è degno monte, là dove in treccia e 'n gonna facciate d'un bel tronco a voi colonna. Pur a la bianca fronte

ed a' dorati crini fann'ombra spesso e lauri e faggi e pini; e Febo a voi sospende il giorno in su l'occaso,

e par la Montagnola un bel Parnaso. E Febo a voi discende, sprezzando il mare, e 'n quello di vostra gloria ei fa nido più bello.

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