Par che men curi, in guisa al cielo è volta,
non solo gemme ed or, metalli e marmi,
ma i soavi concenti e i vaghi carmi,
per cui sfavilla ancor lingua sepolta.
Così canta la gloria, ovunque è colta
la terra e i vostri eroi passar con l'armi
e con gli armati legni; e 'nvano alzarmi
io tenterei dove già sete accolta.
Sete d'eternità ne l'ampio grembo
fatta immortal mentre il mortal v'involve,
vinta la morte ne' suoi regni stessi,
ove non turba il ciel procella o nembo,
né vento porta la minuta polve,
ove non par che cigno ancor s'appressi.