Ingrata de' tuoi fidi, patria, civi,
ché per lo proprio bene il comune ami,
e lacerando di giustizia i rami
altrui di fama vesti e te ne privi,
del giovenil consiglio e de' lascivi
tuoi occhi occulti a Dio vanno i rechiami:
mira li tesi lacci e l'esca e gli ami
in cui però tu ci espettando vivi!
Mira di Roma afflitta le ruine
rimaste eterno essemplo a chi non serba
Sesto né Decretàl' né Clementine!
Sta adonque, come fior sciolto da l'erba,
languida, nuda e scalza tra le spine,
negletta al mondo e povera e superba.