Amor, tu sai che sempre i' fui suggetto
del regno tuo con tutto il mio disire;
tu m'hai prestata l'eloquenza e 'l dire,
la fantasia, l'ingegno e l'intelletto.
Celar non sapre' mai al tuo conspetto,
ch'io non t'amasse pronto e con ardire;
inanzi sofferrei certo morire
che simular la gloria e 'l mio diletto.
Parli il vulgo bestial, parli a suo modo
(senza virtù, gente ignorante e ingrata),
sempre a mal dire presontuoso e fero!
E io, quanto di lor più vedo e odo,
manco men cale; e forse una fïata
in li lor frutti bastarà il pensiero.