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Simone Serdini

Soccorrimi, per Dio, ch'io sono al porto, presso a l'ultimo giorno di mia vita, senza sperar salute né conforto! Se soccorso di corto non m'aita,

ch'io impetre grazia al tuo alto valore, morte m'affretta la crudel ferita! Simile a quel ch'a l'ultimo dolore presso si vede, alla morte che aspetta

si raccomanda con divoto core. O voi che sete d'angelica setta, venite in mio favore e removete costei che vòl di me crudel vendetta!

O alti cieli, o voi sette pianete, Luna, Mercurio e tu, Venere bella, aiutatemi, se voi potenza avete! O relucente Sol più ch'altra stella,

o Marte, o Giove e anco tu, Satorno, pregate questa che 'l mio cor martella! O voi che gite per li ciel dintorno, dodici segni del cielo invoco anco

all'aiutorio mio senza soggiorno! Montone e Taüro e Gemini e Granco, Leone e Virgo <e> Libra e Iscorpione, aiutatemi, per Dio, ch'io vengo manco!

E similmente con dolce sermone invoco Sagittario, Aquario e Pesce e Capricorno, a la mia defensione! Voi altre stelle ancor, se non v'incresce,

aiutatemi, e l'uno e l'altro polo, se non che l'alma mia del corpo n'esce! O vaghi uccelli che andate a volo per verdi rami, cantando a diletto,

pietà vi prenda del mio grave dolo! Andate a l'alba al venturoso letto, ponetevi a cantar su la lettiera, che la dolcezza passi il bianco petto

di quella rosa nata in primavera; pregate che per lei morto non caggi, ché la mia vita per lei si dispera! O animali domestici e selvaggi,

venite in mio favore e in mio cammino, venite, e siate a me fedel' messaggi! E dinanzi a costei a capo chino, poi la pregate con atti e con cenni

ch'abbia pietà del suo servo tapino! O spirti che già fusti in questi regni, deh, voi, ciascuno dall'amor percosso, siatemi grazïosi e poi benegni!

Se con vostro saper non so' riscosso, Amor crudele in terra mi dispone, ch'io so' condutto a tal che più non posso! O vecchio franco, o savio Salamone,

che vinto da l'amor d'una pagana all'idoli adorasti in genocchione! O Erculès, a cui fu tanto strana la bella Iole, che ti fe' portare

la rocca allato e poi filar la lana! E tu, Giacobbe, ch'andasti a parare sette e sette anni per aver Rachele, e del suo padre l'armento guardare!

O re Davìt, ché Amor ti fe' crudele, per Bersabè morir facesti Urìa che ti fu sempre cavalier fedele! E tu, Sansone, a cui fu tanto ria

la nova sposa, quando pei capegli ti privò di possanza e gagliardia! O Pirramo, che a Tisbe alzasti i cegli, volti nel sangue l'uno e l'altro inseme,

che i bianchi gelsi diventâr vermegli! O Parìs, o Elèna, per cui geme Troia disfatta, e 'l re Prïàmo è morto e gli altri che per voi la terra preme!

E tu, Laudomia, dal tristo conforto per la vision del tuo morto marito, amor leale ancor ti fe' gran torto! E tu, Didon, che col ferro polito

passasti il bianco petto e 'l duro core, poi che 'l troiano Enea si fu partito! E tu, Narciso, dal vago splendore, che di te stesso, mirando alla fonte,

t'inamorasti, e convertisti in fiore! O disperata Filis, che nel monte all'arbor t'appiccasti per dispetto, per la tardanza del tuo Demofonte!

E tu, Leandro, che per dare effetto all'ultimo disir d'amor, notando, nella rena del mar facesti letto! E tu, Medea, che Amor provasti quando

desti a Giason il bel monton dell'oro, lassando il vecchio padre lacrimando! E tu, Pasife, che 'l tristo lavoro formar facesti, la vacca del legno,

per prender seme dall'amato toro! O Silla, a cui Minòs ebbe disdegno per lo terribil don che gli donasti della testa di Niso e del suo regno!

E tu, Adriana, che Teseo campasti dal fiero Minotaüro, che in prima tanti degli altri avea coi denti guasti! Ancor te, Fedra, invoco in questa rima,

per li cui prieghi e poi querele false Ipolito d'Amor non fece stima. O Tristano, o Isotta, a cui più valse liale amor, che, fra le braccia stretti,

poi vi fece gustare amare salse! E tu, Petrarca, che tanti sonetti per Laura facesti, e 'n sì bel dire, ch'a te dan fama e agli amanti diletti!

Tutti vi priego per quelli martìre che voi sentiste al desïar d'amore, prima che morte Amor fêsse partire, andate in visione al mio signore,

ed operate vostri ingegni e arte che mi riceva per suo servidore! O voi lengue che sete al mondo sparte, voi nel venire a me non siate lente,

sì che soccorso io abbia d'ogni parte! Ancora voi, maestri di stormente, voi nel cantare non mi siate muti che di farmi morir costei si pente!

Arpe, sonate, quitarre e lïuti e piffari e trombetti de la Magna, che 'l vostro dolce suon d'amor m'aiuti! E anco priego ciascuna compagna

che a impetrar grazia non mi sia nascosa per l'alma che d'Amor tanto si lagna! E po' i' priego ciascaduna cosa che 'nver di me umilie il suo cor crudo,

sì che mi sia benigna e grazïosa, che nelle braccia sue mi tenga nudo!

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