Perché, fuggendo il tempo, fuggon gli anni e nulla, altro che morte, certo avemo, odiato fine de' terresti affanni, pria che più m'avvicine al punto estremo,
per vero essempio di chi amando more la pena che ho nel core delibero piangendo far palese. Io son stato finora quel cretese
che più di settanta anni gli occhi chiuse, dormendo in le rinchiuse caverne a custodir le pecorelle: or parmi che le stelle
vogliono resvegliarmi a pianti eterni, di che ogni desir convien ch'io sverni. Dico che il mio tacer sì lungamente stato non è perché ristasse mai
viver come solea nel foco ardente; tacea per doglia e per vergogna assai del mio lungo parlar spenduto indarno, però che 'l Nilo e l'Arno
volando ne portava il mio lamento. Ho sempre amato e amo, né mi pento aver Rachel servito senza merto, da poi cognosco certo
non poter contradir al mio destino. Quel viso pellegrino mi tien ligato e tegnerami sempre, mentre che 'l cielo ogni elemento stempre.
Questo confesso a ciò che sappia ognuno chi fia dell'aspra morte mia cagione e chi sempre m'ha fatto portar bruno; ma perché esser non credo il vecchio Esone
che rinovò per l'arte di Medea, come vuol Citarea, convien dolermi del suo ingrato figlio. E se poi morte mi darà di piglio,
passerò lieto, avendo disfocato il colpo che ho nel lato sinistro, ove si perde ogni mia spene. Oimè, ch'el mi convene
per troppo affanno discoprir per tempo il mio secreto amar già tanto tempo! Di te mi doglio, cieco fanciulletto, tu che solo m'intendi e sai quanto io
fui nel tuo regno sempre maledetto; ché avendo consumato il viver mio sotto la tua falsa ombra poi che nacqui, ognor tanto ti spiacqui
che mai da te non ebbi altro che fummo. E tal senza dimora hai posto al summo, che sempre t'ha seguito falsamente; ond'io palesemente
cognosco contro m'è tua voglia ria, perché iusto seria debito al mondo e al celeste sito meritar prima chi prima ha servito.
Tu m'hai sempre pasciuto di parole, di gran profferte senza alcuna at<t>esa, di languide roset<t>e e di gran fole; e se con pianti e rime l'alma ac<c>esa
volea sfocare e moverti a pietate, ognor più crudeltate in te trovai, sì che tacer disposi. Da indi in qua tenuto ho sempre ascosi
i miei caldi desir standomi muto, tal che 'l vulgo ha creduto che visso sia senza il tuo fuoco antico. Però confesso e dico
esser sempre arso e non m'aver giovato il mio lungo tacer né aver gridato! Ond'io, poi ch'io cognosco il mio destino, non perch'io speri volger tua durezza,
né quel viso celeste, anzi divino, mi son deliberato con asprezza tornare a li usitati versi mei; e mentre amo costei,
crescerà sempre di te <'l> lamentarmi. Ma ben ti prego, pria che pigli l'armi contra di te, ch'el ti piaccia pensare se 'l mio fidel amare
merita pace o tregua e fa il tuo onore. Tu se' pur mio signore, e contra il voler mio di te mi doglio, ma forza mi costringe e non orgoglio.
Deh, non voler a torto che più stenti, né ch'io discopra il mio celato ardore, ché ben è tempo omai che tu ti penti! E tu, cara compagna di quel core
a me sempre nemico, acerbo e duro, piangendo ti scongiuro che tu ti degni darmi alcun soccorso. Digli come a te sola son ricorso
per ultimo refugio di mia vita, e che, se non mi aita, morte de l'amor mio fia chiara prova. Deh, fa ch'ella si mova
a debita mercé, ch'egli è ben ora, e non vogli soffrir che per lei mora! Ma se da te 'sta grazia non impetro, o che ella stia pur ferma a sì cruda opra,
come fatto ha questi duri anni a retro, io prego Perseo che la testa scopra di Medusa ver lei, sassificando quegli occhi in cui sperando
ho rinovato il dolor di Tereo. Fiagli egualmente ruvido Imeneo, qual fu nel fonte alla bella Salmace; né possa aver mai pace,
finché non si dispone essermi pia! Ma come vuol si sia: compagna fida, a te mi raccomando, a ciò non viva e mora lacrimando.
Canzon, tu sai la strada già <è> molti anni, sì che va in pace accorta e riverente e, dove sia più gente, dimostra quanto Amor mi è stato crudo;
e se di pietà nudo fusse quel sacro aspetto al morir mio, prega che l'alma in ciel raccoglia Iddio!
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