Valor move con senno qui principio, fa capo e guida dello eterno Nomine, però ch'egli è quel Domine che rende, per onor di vita, grazia;
deh, noti quel che di virtù mancipio vuol far di sé, po' che <'n> virtute spazia, che di lei non si sazia, tanto che spesso maraviglia fòmine.
Unde per cortesia, signori e dòmine ch'avete in questo mondo gente a reggere, vogliate che la somma Virtù guidivi e ch'ogni vizio sfidivi.
Così potrete altrui e voi correggere, avendo per moglier ferma Giustizia, per sora la nimica di Pigrizia. La virtù prima che 'n signor richeggasi
è ne' suo' fatti aver solicitudine né per gran moltitudine di cose superchievol troppo stendare; e spesso spesso del futur proveggasi.
E questo è quel che fa le terre prendare e 'l tempo bene spendare a qual non curi perché spesso sudine, né rompersi per dar su nell'ancudine,
s'egli è signor che si senta grand'animo; ma star di par a grande onor solicito e operar lo licito, sempre acquistando con valor magnanimo.
Ma quel ch' i' vo' che più, signor, ricordine, si è guidare ogni impresa con ordine. Adorni ancor signor Giustizia nobile, quella che sòl con volto d'òr dipignersi,
e sòl per lei costrignersi rapacità, errori e gran pericoli: quest'è da posseder per ricco mobile. E a ciascun signore, insomma, dicoli
che quanto sarà amìcoli tanto potrà d'onore e pregio cignersi. Deh, non voglia il signore in questo infignersi, ma renda al leal servo giusto premio,
e a chi pensa seminare scandalo sì con giustizia spandalo ch'agli altri rei ne mostri il largo gremio. Così potrà regnar con gran vittoria
e sempre mai di lui serà memoria. Ami il signore il sottomesso populo; dove bisogna, mostrisi magnifico, giucando stia letifico,
all'un ridendo, e all'altro inchinandosi. E non sostegna di malizia scropulo, ma sotto buona guardia rifidandosi, a suo' suggetti dandosi,
con bei costumi far signor mirifico. E questo è quel che 'l fa tanto fruttifico co' sottoposti, che diventan umili e veri amici, poi che senza ingiuria
vengon, signore, in curia. Ma pur, s'el bisognasse, alquanto schiùmili: però facci il signor ch'al cor degli òmini nissuna cosa vil sia che l'abòmini!
Verità, senno, amore e temperanzia, cortesia, umiltà senza discordia, buona pace e concordia belle risposte e providenza sùbita,
lassar lo suo <a> ciascuno ad abondanzia, leale e san consiglio quando dubita, non troppo alzar le cubita, per un gran bene aver misericordia,
voglion regnare nel signor ch'esordia. Da poi che tien di signoria la sedia, metta le sopradette cose in pratica, né mai gente volatica
vogli né ami, perché troppo attedia. Però chi vuole a gran signore intendere, convien da quello a cui ben coglie imprendere. Chiese, pupilli, pulzellette e vedove,
e molti antiqui e spezialmente i poveri vo' che 'l signor ricoveri di grazia, di ragione e di pecunia. Ma quando il signore alto fïe dove
si converrà, sì ben suo terren munia che signoria non scunia prima che <i> finiti anni non annoveri. Non facci stare i suoi soldati scioveri,
anzi dia lor fatica ben pagandoli; onori i cittadin degni di merito, ricordi il ben preterito, con dolce amor sicondo il grado amandoli.
Così potrà la gente sottomettare, s'egli attien quel ch'adducesi a promettare. Per l'universo, canzon, vecchi e giovane cercando va signori, e lì inginòcchiati,
e quando alcuno adòcchiati, a quel sorride che <d'> udirti giovane; e qual ti vuole udire e non dare opera, ridine prima e poi da lui ti sciopera!
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